I Santuari Mariani

L’architettura è una chiave per comprendere ed interpretare la società che l’ha scelta, creata e vissuta, esito naturale di intersezioni tra componenti diversi ed inestricabili: specificità insite del luogo, storie che hanno lasciato il segno profondo, culture cresciute in modo autonomo, anche se in continuo rapporto con l’universo circostante che, malgrado tentativi egemoni, quasi mai è riuscito a sottomettere ed annullare il modo di esprimersi dei costruttori locali. Tutte queste componenti hanno portato le zone montane e marginali della Sicilia ad esprimere anche nell’edilizia la propria insularità. Le prassi costruttive tradizionali della Sicilia interna montana e collinare si sono evolute senza essere influenzate da quelle dei centri urbani maggiori creando soluzioni tecnologiche e tipologiche omogenee in tutto il territorio interno.
Le Madonie sono sempre state diffusamente urbanizzate; gli interventi umani appaiono perfettamente integrati con le rocce, l’orografia, le pendenze di cui seguono le bizzarrie piuttosto che sottometterle a necessità esemplificative. L’architettura in queste zone segue un unico principio quello della “regola dell’arte” che detta i criteri tecnologici ed estetici da seguire nella realizzazione di un’opera derivati dalla cultura tecnica tramandata da una generazione all’altra, evoluta gradualmente ed in maniera equilibrata, frutto di un bagaglio di esperienze originate da un rapporto tra uomo ed ambiente che si potrebbe definire “sostenibile”. Le dimensioni e le forme geometriche degli edifici madoniti sono semplici ed iterativamente riproposte, così da creare dei tessuti omogenei.
I materiali principalmente utilizzati erano il calcare compatto o la quarzarenite, il laterizio e il legno. La scelta di questi materiali dipendeva dal fatto che erano delle risorse immediatamente disponibili senza bisogno di lunghi trasporti, facilmente lavorabili ed economici. Oltre a questi materiali, anche se in quantità minore, troviamo anche l’utilizzo del ferro impiegato nella realizzazione di catene e capichiavi dalle forme artistiche varie.
In questo particolare contesto sociale e architettonico troviamo tre dei più architettonicamente interessanti e venerati santuari mariani siciliani: Maria SS. di Gibilmanna, Maria SS. dell’Alto e Maria SS. dell’Olio

I Santuari e la loro Leggenda

Un’antica leggenda madonita narra di un profondo legame tra la SS. Maria dell’Olio, la SS. Maria dell’Alto e la SS. Maria di Gibilmanna; questa leggenda nasce probabilmente per via della collocazione geografica dei tre santuari dedicati a Maria i quali si allineano lungo una retta dove agli estremi troviamo i santuari di Blufi e Gibilmanna e in mezzo il santuario della SS. Maria dell’Alto che dalla sua posizione vede gli altri due così da creare un profondo legame spirituale oltre che geografico.

Inquadramento planimetrico delle strutture

Santuario Madonna Dell’Olio

Altare Madonna Dell’Olio
Prospetto cappella del Santuario di Madonna Dell’Olio

Il Santuario della Madonna dell’Olio sorge nell’aperta verde campagna sul declivio d’una estesa ubertosa collina, a 660 m. di altitudine, nel territorio del Comune di Blufi, provincia di Palermo, diocesi di Cefalù. La chiesa è stata sempre denominata col titolo di “Madonna dell’Olio”. Tale denominazione si pensa derivi dal famoso olio minerale che, da tanti secoli, affiora in una vicina fonte e viene adoperato, con devozione mariana, come farmaco efficacissimo nelle malattie cutanee e come rimedio vermifugo. Non si esclude la possibilità che la denominazione possa essere derivata anche dall’abbondanza d’oliveti nella zona, in tempi remoti.

Nel secolo decimosecondo già esisteva una cappella dedicata alla Madonna dell’Olio. L’antica piccola cappella, di cui sono rimaste le larghissime mura, venne modificata, ampliata e allungata nel secolo XVII. Un manoscritto della prima metà del secolo scorso (1832), dando informazioni al governo borbonico sul santuario della Madonna dell’Olio, fa risalire la prima origine della cappella al secolo ottavo, così scrivendo: ” è fuor di dubbio che quel Santuario è soggetto al Rev.mo Arciprete di Petralia Soprana, che la Chiesa nell’ottavo secolo fu costruita dai fedeli sparsi nell’economie di quelle vicine campagne, e riedificata dalla pietà del clerico D. Francesco Ferrara di detta Petralia nel 1762″. Secondo il giudizio di esperti archeologi, le pietre intagliate che stanno all’orlo della predella dell’altare maggiore sono certamente del secolo XII. La facciata, realizzata secondo lo stile architettonico del ‘700 siciliano, presenta elementi d’artigianato locale, un portale in pietra e uno snello campanile con 2 archi, volute laterali e cuspidi in cima.

Il piccolo artistico campanile, colpito da un fulmine, era stato ricostruito nel 1889, tutto in pietre ben intagliate e lavorate. In epoca recente, presentando qualche lesione e pericolo, invece di ripararlo, alcuni decisero di demolirlo e abolirlo completamente. In sua vece venne costruito, in cemento armato, un nuovo ordinario borghese campanile. Sul frontale della chiesa spiccava, fino al giorno in cui fu rubato insieme alle due preziose tele, l’antico stemma gentilizio, in marmo, di un alto ufficiale dei Cavalieri di Malta. Lo stemma gentilizio apparteneva al balì, dell’Ordine dei Cavalieri di Malta, D. Pietro Marcello, di famiglia torinese, Commendatario della Commenda di Polizzi Generosa.

Il prospetto della chiesa acquistò più ampio respiro con il nuovo ampliato piazzale, a mattonelle di asfalto, eseguito nel 1970, dove all’estremità venne innalzata il tredici agosto 1973 una artistica stele mariana. Sul piazzale si affacciano anche i locali che circondano il santuario realizzati in varie epoche i quali ospitano il vecchio e il nuovo convento appartenente ai frati minori cappuccini e il salone di recente costruzione nel quale si tengono incontri religiosi, conferenze e le messe con maggiore affluenza in quanto il piccolo santuario ha una capienza ridotta rispetto alla mole di fedeli che richiama.

Santuario Gibilmanna

Simulacro Gibilmanna
Facciata Principale Santuario di Gibilmanna

Il Santuario di Gibilmanna si trova nel territorio e diocesi di Cefalù in provincia di Palermo. Esso sorge a ridosso del Monte sant’Angelo ad una altezza di 800 metri sul livello del mare. Il nome Gibilmanna sembra derivare dall’espressione araba “Gibel el Iman” Monte della fede. Si narra che nel piccolo porto di Roccella approdò una nave che trasportava tre statue raffiguranti Maria SS.ma. L’Eremita Giuliano da Placia, disceso dalla montagna di Gibilmanna, scelse una di esse per la sua chiesa ma il comandante non volle dargliela perché, disse, era già stata venduta a un cardinale. L’eremita predisse che la nave non si sarebbe mossa dal porto finché egli non avesse avuto la statua. Dopo diversi giorni il capitano constatò che la nave non poteva prendere il largo così decise di cedere la statua all’eremita e solo allora poté ripartire. La statua fu messa su una lettiga tirata da due mule ma tutte le chiese dei paesi vicini reclamavano per sé la statua ormai considerata miracolosa, l’eremita allora lasciò libere le mule di andare a loro piacimento. Esse dopo due prime soste si fermarono definitivamente a Gibilmanna.

Il Santuario era all’inizio un monastero Benedettino, fu abbandonato nel secolo IX durante l’invasione dei saraceni e si rovinò completamente per la mancanza di manutenzione. Sopravvisse la chiesetta grazie all’intervento di devoti. Nel 1228 Arduino II, vescovo di Cefalù eresse Gibilmanna a beneficio ecclesiastico con il titolo di Priorato. I priori si succedettero fino al 1535, anno in cui la chiesa fu ceduta al nascente ordine dei Cappuccini. I Cappuccini sulle rovine dell’antico monastero benedettino costruirono sei stanze aggiungendo accanto delle casupole per il refettorio e le officine. Nel 1619 iniziarono i lavori per la costruzione della nuova chiesa che fu ultimata nel 1624 e l’anno dopo fu completata la cappella della Madonna. Da allora sono stati apportati moltissimi cambiamenti e nel 1760 la statua marmorea della Vergine fu incoronata dal vescovo di Cefalù con le corone d’oro mandate dal Capitolo Vaticano.

Il rifacimento della facciata in stile neogotico risale al 1907. Il 7 settembre 1927, in occasione del VII centenario della morte di San Francesco fu inaugurato il suo monumento, opera dello scultore palermitano Francesco Garufi. In quella occasione fu risistemato il piazzale con un sistema di scale progettato dall’architetto Misuraca. Nel dicembre 1954 il papa Pia XII, con una Bolla, dichiarò la Beata Vergine Maria, sotto il titolo di Maria Santissima di Gibilmanna, celeste Patrona presso Dio di tutta la diocesi di Cefalù e protettrice della città di Cefalù. L’8 settembre è fissata la festa di Maria SS di Gibilmanna anche se essa viene festeggiata nella prima domenica del mese di Settembre.

Santuario Madonna Dell’Alto

Altare Madonna Dell’Alto
Facciata della capella del Santuario di Madonna Dell’Alto

Il santuario della Madonna Dell’alto è un luogo di culto cristiano dove si venera la Vergine Maria, sulla sommità del Monte Alto, nelle Madonie. Il santuario è composto da una chiesa, una sacrestia e da un dormitorio provvisto di stanze per ospitare i pellegrini. Il santuario ha origini remote ma probabilmente risale al XIII secolo circa. Per la tradizione orale e alcuni studiosi, l’edificazione sarebbe da attribuire al beato Guglielmo Gnoffi da Polizzi, morto nel 1317 l’edificò per opera degli abitanti di Polizzi e di Petralia. Altre fonti affermano l’esistenza di una chiesa e di una piccola abitazione in rovina quando vi si stabilì.

Sull’altare della chiesa di origine medievale è presente una statua in marmo della Madonna dell’Alto che viene attribuita allo scultore Domenico Gagini datata 1471. Quello che colpisce della piccola scultura sono i muti dialoghi tra madre e figlio attraverso gli sguardi. La Statua rappresentante la Madonna dell’Alto, alta quasi un metro, è di pregevolissima fattura ed conservata in un bellissimo altare rivestito in marmi del 1749. Del 1797 sono anche l’arco rivestito in marmi policromi e l’elegante cancellata in ferro battuto che dividono la cappella dal resto della chiesa. Nel 1912 è stato aggiunto alla parete sinistra della chiesa un altare con una statua del SS. Crocifisso in cartapesta. Sulla parete sinistra è custodito un pregevole tela di scuola siciliana raffigurante lo “Spasimo di Sicilia” copia del più famoso Spasimo di Raffaello Sanzio.

La leggenda narrata dalla tradizione orale dice che vicino alla torre di Roccella fu rinvenuta dopo un violento naufragio una cassa contenente la statua marmorea della vergine. Gli scopritori, mossi da devozione l’adorarono e la trasportarono nella vicina Termini. Ma per qualche misterioso motivo la statua non si fermò né in Termini, né in Collesano, né in Polizzi. Quindi fu posta su un carro trainato da buoi e lasciata alla sorte. Dopo un lunghissimo tragitto, i buoi si fermarono dove ora sorge il santuario e dall’altezza di quella montagna diedero il titolo di Maria Santissima dell’Alto a quella mistica statua della Vergine. Le Raffigurazioni di questa leggenda si trovano in due formelle dell’altare marmoreo in cui è custodita la statua.